Cappuccetto rosso e le “posizioni” di una costellazione familiare.

…c’era una volta…Cappuccetto rosso.
Un giorno la mamma le disse: “Vieni, Cappuccetto Rosso. Qui c’è una porzione di torta e una bottiglia di vino: prendili e portali alla nonna, che è a letto, debole e malata; le faranno tanto bene. Fa’ la brava, non allontanarti dal sentiero.”
Alla domanda “perché cappuccetto Rosso entra nel bosco?” che cosa rispondereste?
Una delle risposte più frequenti è: “perché disobbedisce alla mamma allontanandosi dal sentiero”.
Volendo cercare una diversa ipotesi, quale potrebbe essere?
In ogni narrazione, e quindi anche in tutte le narrazioni che riguardano la nostra vita personale (già, perché quelli che chiamiamo “ricordi” non sono altro che narrazioni soggettive di quanto abbiamo vissuto), c’è un soggetto, una traiettoria della storia e un finale. Questo per grandissime linee.
C’è anche una “morale”, cioè un qualcosa che si vuole comunicare in forma di “metafora”. A questo punto provo a porvi una domanda diversa: qual è la metafora di questa favola? Insegnare ai bimbi che disobbedire è qualcosa che conduce alla catastrofe?
Che nei boschi ci sono i lupi cattivi?
Che altro vi viene in mente?
…ultima domanda: quanti anni ha secondo voi Cappuccetto Rosso?
Le fiabe hanno avuto nel tempo moltissime versioni sia come narrazione che come interpretazione.
In questa breve riflessione io vorrei posizionarmi su di una chiave di lettura molto precisa.
Poniamo che Cappuccetto rosso abbia circa sei anni (ci sono versioni dell’interpretazione che la vogliono adolescente, ma la stragrande maggioranza delle illustrazioni la ritrae come una bimba piccola).
Questa età potrebbe essere congruente con la descrizione di “bimbetta” che frequentemente si trova nelle differenti versioni della fiaba.
Ora vi pongo l’ultima domanda: “quale mamma invita una bimba di sei anni ad uscire da sola?”
Se si decide di osservare la fiaba, prendendo come soggetto la mamma di questa bimba, la narrazione cambia completamente i connotati. La bimba fa la bimba (in quanto tale tendenzialmente disobbediente perché attirata dalle possibili trasgressioni); il lupo fa il lupo, cioè segue la sua natura istintuale; la nonna fa la nonna, cioè è nel suo letto in quanto anziana e malata; il cacciatore fa il cacciatore, cioè caccia gli animali della foresta (indipendentemente dal fatto che questo possa salvare qualcuno, lui è lì per sparare agli animali che trova).
La mamma è l’unica che non sembrerebbe fare la mamma, perché nel momento che fa uscire da sola una bimba così piccola, non la tutela.
Questo punto di osservazione non viene certo scelto per demonizzare la scelta di questa donna, che sicuramente avrà una sua narrazione logica e motivazionale. Il mio intento principale è quello di stimolare un’osservazione critica e creativa che possa aprire la mente e non condurre in automatico all’attacco di Cappuccetto rosso come bimba scellerata e disubbidiente.
In ogni costellazione familiare[1] ci sono dei ruoli da ricoprire affinché tutta la costellazione possa mantenere la narrazione scelta.
Nel caso di Cappuccetto Rosso, l’attenzione sulla sua ribellione distrae dalla negligenza della mamma. Questo è profondamente funzionale.
A volte è sufficiente variare di poco la narrazione o l’osservazione dei fatti par poter avere un differente respiro sul proprio passato e sulla visione del proprio vissuto.
Volete provare a farlo sulla vostra vita? Cambia qualcosa?
Buona osservazione e buona creatività!
[1] per costellazione familiare si intende un albero genealogico da almeno i nonni a scendere, in cui tutti i componenti dell’albero hanno un ruolo, un posto e una funzione ben precisa rispetto a tutti gli altri componenti. Ogni componente è collegato energeticamente all’altro e ha una funzione rispetto a tutto l’albero. Più o meno come ogni organulo componente l’interno di una cellula.
