“Il saggio non si ritiene indegno di nessun dono della sorte. Non ama le ricchezze però le preferisce; non rifiuta quelle che possiede ma le controlla e vuole servirsene per ampliare il campo d’azione della sua virtù.” Seneca[1]
Che cos’è un privilegio? Possiamo definirci tutti dei privilegiati? cosa è accaduto nel tempo a questo costrutto e quali ripercussioni può avere sulla psiche?
Ma soprattutto, come usi il tuo privilegio?
Privilegio: s. m. dal latino privilegium, comp. di privus, nel sign. originario di “singolo, particolare”, e lex “legge”; quindi propr. “disposizione che riguarda una persona singola”. Ancora: legge che attribuisce a un soggetto o a una categoria di soggetti una posizione più favorevole di quella della generalità degli altri soggetti.
Per iniziare è importante porre un assunto: il privilegio non ha un sistema binario (c’è o non c’è). Nel suo essere sempre presente va compreso in che modo “sono un privilegiato”: ognuno di noi è privilegiato in alcuni aspetti e non in altri.
Per esempio una persona può essere privilegiata da un punto di vista economico per il semplice fatto di essere nata in una condizione particolarmente agiata e avere serie difficoltà nelle relazioni amorose per differenti motivi che possono essere fisici o caratteriali.
In secondo luogo va chiarito che i privilegi non hanno una connotazione morale in sé e per sé, bensì si qualificano sulla base di come vengono usati.
I privilegi sono appannaggio di un qualcosa che dimora in un territorio che ha a che fare con il concetto di “fortuna”, perché non è solitamente un qualcosa che abbiamo guadagnato proattivamente.
Per assumere una connotazione proattiva, necessitano di azioni conseguenziali, come appunto ha dichiarato Seneca quando “vengono utilizzati per ampliare il campo di azione delle proprie virtù”.
La declinazione caratteriale (dove per caratteriale intendo “nevrotica”, non equilibrata) di questo privilegio descritto si orienta su di una larga forbice:
La pretesa, è la traiettoria scelta da quelle persone che hanno messo il proprio focus sulle “mancanze”. Essendo abituati e concentrati sul diritto percepito del loro privilegio, ritengono che tutto debba andare nella direzione dei propri desideri: “tutto, subito e come dico io!”. Si innervosiscono a dover chiedere (ritengono che i propri bisogni debbano essere chiari a tutti senza bisogno di doversi esprimere), non accettano nessun tipo di rifiuto (viene percepito come un vero affronto). Chi si è costruito questo tipo di “armatura caratteriale” può arrivare a sviluppare una sorta di razzismo nei confronti di chi non ha ricevuto in eredità un privilegio pari al suo (basti pensare alle forme di razzismo nei confronti delle persone meno intelligenti, o meno belle, o meno abbienti). Questo tipo di declinazione del privilegio, ad esempio, ci ha condotti alla Shoah, in un delirio di appartenenza privilegiata del colore della pelle e di una “razza” d’élite.
La colpa è appannaggio di tutti i soggetti che sono cresciuti nella superstizione (stai attento perché ti invidiano); nella paura del giudizio costante (da un’intelligenza come la tua non mi aspetto che…); sotto il peso delle aspettative “mondiali” (non si lasciano resti nel piatto con tutti i bambini che muoiono di fame nel mondo!). La colpa di aver ricevuto un privilegio, è in qualche modo indotta. Chi ha scelto questa traiettoria non riesce a ricevere un complimento di nessun genere e deve subito correre a schernirlo. Ancora peggio può capitare che si senta maledetto dal suo privilegio, come nel caso di quelle donne che essendo molto belle si sentono scelte solo per il loro aspetto fisico e non per le caratteristiche di personalità. Frequentemente accade che se attorno a me c’è qualcuno meno fortunato, tendo a vergognarmi o a voler nascondere la mia fortuna, qualsiasi essa sia.
Entrambe le posizioni estreme della forbice, sono derivanti da una tipologia specifica di cultura familiare e collettiva nella quale siamo immersi. In questo frangente Seneca ci indica la strada: sentire gratitudine per i propri privilegi e usarli per crearne altri. Assumere una posizione proattiva nei confronti dei propri benefici mantiene salda la consapevolezza del fatto che non siano dovuti e cura la paura di aver tolto qualcosa agli altri.
Essere grati per i propri privilegi rende consapevoli, umili e rispettosi.
Godi dei tuoi privilegi e vivili al meglio!
[1] Seneca, nel 58 dC, subì un processo in cui venne accusato di essersi arricchito! (un filosofo non avrebbe dovuto essere ricco!) Era considerato un privilegio inaccettabile al quale lui rispose così.

