La speranza è l’ultima a morire

Quante volte abbiamo ripetuto questa massima? A voce alta o nella nostra testa…un po’ come per incoraggiarci a resistere in un brutto momento.
Ma: siamo sicuri che la cosa non sia controproducente?
La speranza è un concetto che può essere declinato in due fondamentali direzioni: una reale e una illusoria. Cercherò di esprimere ciò che penso nel modo più semplice possibile (almeno spero!)
Speranza illusoria


Questo tipo di speranza si nutre di due forme fondamentali: l’impotenza e l’onnipotenza.
Quando mi sento impotente di fronte ad una qualsiasi situazione e mi “affido” completamente a un rito, piuttosto che ad una preghiera, o alla lettura dei Tarocchi (…e similari). Nulla di male in tutto ciò, sia ben chiaro, il problema è se da queste ipotesi avanzate sorga una speranza di risoluzione!
Senza voler essere blasfema, anche una preghiera e il suo affidarsi ad un Dio superiore e al di fuori di me, non ha dei connotati realmente cavalcabili e spesso (per non dire sempre) si cade nella disillusione e nel dolore di essere disattesi, andando a confermare e rialimentare il senso di impotenza.
Altra forma assume l’onnipotenza. In questo caso mi posso porre di fronte ad una difficoltà o a un qualsiasi desiderio “difficile” con un pensiero del tipo: “tanto riuscirò a cambiare il corso delle cose” oppure: “tanto gli farò cambiare idea”!
In entrambe i casi, la speranza sarà un costrutto foriero di tossine, perché completamente fuori dalla dimensione reale e in quanto tale non “cavalcabile” nel senso di non gestibile dalla mia persona.
Speranza reale
Questo tipo di speranza è sostenuto da due forze concrete: la tutela del desiderio e l’esame di realtà.
Ogni desiderio o sogno che dir si voglia, è assolutamente lecito. Data la premessa, in quanto lecito e carico di dignità, va tutelato. Da che cosa? Dall’illusione, dall’onnipotenza, dall’impotenza, da principi fantascientifici o eccessivamente fantasiosi.
Questo significa che il desiderio ha bisogno di nutrirsi dell’esame di realtà. Della serie: “nulla è impossibile, a patto che sia alla mia portata”. Se desidero camminare sulla superficie dell’acqua, per quanto lecito sia il mio desiderio non sarà alla mia portata.
Icaro desiderava volare. Il suo desiderio era talmente tanto lecito e cavalcabile che oggi voliamo (in diversi modi). Il punto è che aveva fotto poco i conti con l’esame di realtà: il sole con il suo calore scioglie la cera!
In questo caso non era necessario abbandonare il desiderio, ma si doveva solo fare un esame di realtà più congruo.

Si potrebbero fare mille altri esempi in merito, ma preferisco lasciare alla vostra creatività il merito di approfondire l’osservazione del termine, così come lo delineate nelle vostre vite quotidiane.
Ciò a cui tengo molto è che possiate trarne un suggerimento utile: alimentare la speranza nella sua forma vera, possibile, sana e nutriente.
Se spero che la mia pianta non muoia devo prima di tutto scoprire se è malata, se ha sete, se ha avuto troppa acqua…, per poi agire in modo utile.
Se voglio che il mio matrimonio si riprenda, devo prima capire cosa c’è che faccio o non faccio per nutrirlo (personalmente!) e agire di conseguenza.
Bambole voodoo su cui infilzare spilloni, negazioni di parti della realtà, pensieri magici sui propri poteri fantascientifici o sulle proprie capacità manipolatorie (uno degli esempi più ricorrenti sono le donne che si affiancano a uomini sposati raccontandosi che “per me lascerà la moglie”), non sono delle basi utili e funzionali per vivere la speranza nella sua forma evolutiva e sana.
Concludo sperando di aver agito qualcosa di utile per supportare il mio desiderio di aiutare chi lo desidera 😊

Se lo desideri, lasciami un feedback. Mi servirà a migliorare il tiro 😉

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